Zero Party Data: dal dato intermediato al dato fornito direttamente dal consumatore

Scratch&Screen il 17 novembre 2021

Con l’annuncio in cui Google comunica la sua intenzione di eliminare i cookie (come già altri browser hanno fatto) entro la fine 2023, l’evoluzione dai First, Second e Third Party Data agli Zero Party Data è stata fondamentale. Ad oggi, grazie alla GDPR (General Data Protection Regulation), le aziende sono obbligate a richiedere il permesso per utilizzare i cookie. A tutela degli utenti del sito infatti, è necessario inserire avvisi per l’accettazione dei cookie stessi e, di conseguenza, il consenso per i First Party Data. 

Con il passaggio agli ZPD (Zero Party Data) le aziende raccolgono dati, forniti in modo consapevole e volontario, direttamente dai loro consumatori; ciò garantisce la possibilità di ottenere informazioni rilevanti garantendo sempre la sicurezza di utenti e clienti, costruendo con quest’ultimi relazioni che si basano principalmente su chiarezza e fiducia. 

Come funziona la raccolta dati oggi  

Come accennato sopra, una delle sostanziali differenze presenti tra i dati di prima, seconda e terza parte e gli ZPD, è proprio la loro provenienza e la modalità con cui vengono raccolti 

Attualmente, tramite l’utilizzo dei First, Second e Third Party Data, possiamo parlare di una raccolta dati intermediata. Il dato infatti non viene raccolto e analizzato subito dall’azienda in questione, ma è di proprietà di un retailer che lo vende a terze parti, le quali si occupano di normalizzarlo e successivamente rivenderlo. Un’altra possibilità è che il dato venga raccolto attraverso un campione di consumatori o tramite indagini di mercato mirate. 

In entrambi i casi, i dati ottenuti vengono sottoposti a diversi passaggi prima di poter essere analizzati. L’analisi che ne segue però, non essendo svolta in tempo reale, fa sì che per le aziende sia molto difficile, se non impossibile, riuscire a delineare e ad intercettare tutti i cambiamenti relativi alle abitudini di spesa di clienti, o qualsiasi tipo di criticità, in tempo utile. Le informazioni fornite infatti possono essere definite statiche, in quanto “fotografano” un momento e un andamento determinato, impedendo così all’azienda di poter effettuare delle analisi precise ed efficienti che possano rispecchiare i cambiamenti che nel tempo si possono verificare. 

Zero Party Data per la Basket Analysis: quali vantaggi 

Sicuramente l’impiego degli Zero Party Data comporta per le aziende maggiori vantaggi rispetto ai metodi tradizionali. 

Innanzitutto è importante sottolineare che i dati forniti sono generati da campagne studiate per raggiungere degli obiettivi di analisi ben precisi. Queste informazioni possono anche essere arricchite e completate da dati estratti da fonti aggiuntive, e possono essere correlati a dati anagrafici statistici, dati geografici e/o suddivisi per insegne.  

Per quanto riguarda la modalità di ottenimento dei dati, con l’impiego degli ZPD non si parla più di “raccolta intermediata”, ma di una raccolta diretta. Il dato infatti è di proprietà del consumatore stesso che lo fornisce volontariamente, motivato dal suo coinvolgimento con il brand o perché premiato con servizi personalizzati, con offerte o sconti sui prodotti. Per esempio, durante lo svolgimento di manifestazioni a premi basati sulla lettura OCR degli scontrini relativi alle spese, sono proprio i consumatori che contribuiscono ad alimentare continuamente la piattaforma di raccolta e analisi dati. I consumatori infatti, continuando a giocare, caricano i loro scontrini che vengono elaborati in tempo reale, consentendo rapide indicazioni circa gli andamenti delle abitudini di spesa, dei prezzi…Infine, le informazioni ottenute da studi riguardanti sia il target raggiunto sia i meccanismi d’ingaggio da applicare, possono essere utilizzate per arricchire i dati raccolti in modo da fornire un’analisi più ricca e maggiormente dettagliata. 

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Topics: Customer Engagement

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